København, Granducato di Toscana

Sarà l’ennesima settimana difficile, e allora voglio iniziarla con un Motivational Monday di quelli belli carichi. Vi ricordate il post sulle fiere di primavera sfigate? Ecco, dimenticatevi tutto. Il fine settimana appena trascorso mi ha proiettata all’improvviso nel mio posto nel mondo, l’Europa del nord. Avete presente la sensazione di avere tutto intorno a voi esattamente ciò che desiderate? Io sì, ma l’avevo provata solo quando vivevo a Copenhagen (e al massimo a Milano – sono anni che dico che quando andavo a Milano mi sembrava di sbarcare in Europa).

Bella Vista Social Fest – Villa Bellavista, Borgo a Buggiano (Pistoia)

Come faccio a spiegarvi cosa ha significato crescere ed essere adolescenti nella Conca della Morte? Dove non c’era nulla nulla nullaaaaaa. Aggiungeteci che all’epoca il nostro capoluogo di provincia, Pistoia, era soprannominato Tristoia. Per dire. Adesso Pistoia è il place to be della vita, ma vi garantisco che negli Anni Zero era impraticabile. Ecco, figuratevi la Val di Nievole. Aiutatemi a dire sfiga. Con tutto l’affetto possibile eh (ma pure no). E quindi per fare le cose si emigrava, si andava nelle altre provincie che avevano le cose fighe, che poi però, puff, sono sparite. Quanti festival sono morti (Arezzo Wave, Marea Fucecchio, giusto per)? Quanti locali hanno chiuso (il Cencio’s a Prato, Il Dresscode nel pisano)? Ecco, a una certa me sono andata via dal Borgo. Chi poteva andarsene se ne andava amici: è la dura legge della provincia.

Ma poi è successo che l’anno scorso ho deciso di tornare, e quindi di restare, e ci voglio credere in questa Conca, ho dei progetti su di lei dannazione. E quindi vedere che c’è qualcun altro che ci crede e organizza una cosa come il Bella Vista Social Fest (che poi era all’interno di un’altra manifestazione cuore, Sgranar Per Colli) mi fa piangere dalla gioia. Le lucine. Lo street food adorabile. Le birre buone. L’artigianato fatto ammodo. I concertini ganzi (con tanto di fangirlismo spinto da parte delle ventenni fiKe, io vi amo). Esposizioni, installazioni. Zero shabby-chic demmerda. Sembrava di essere a un matrimonio country-moderno organizzato nei minimi dettagli. I vasi di vetro coi fiori freschi. I pallett e le balle di fieno per sedersi. Le sedie bianche in ferro battuto. Grazie.

Queste foto sono di Fotoclub – circolo di confusione, perché le mie facevano amabilmente cagare. Andate a godere sulla loro pagina che ce ne sono tantissime altre.

Oltrarno – Firenze 

Solo un breve cenno perché su questo ci faccio un post a parte. Ma volevo dirvi che ho bevuto la mia prima birra in Piazza Santo Spirito dopo aver visto per la prima volta Piazza del Carmine di giorno con una luce pazzesca e un mercatino che mi sembrava di essere a Friburgo (sì, esattamente a Friburgo), e niente, la felicità. Ed era il primo giorno di caldo dopo maggembre. Un benessere che non si descrive.

WOM Wonderful Market – Corte Genova, Prato

La ciliegina sul travolgente effetto-Europa (riscontrato anche da giovani e rinomati scrittori fiorentini che si sono spinti con mezzi di fortuna fino alla provincia pratese) è stata la domenica al Wonderful Market. Non avevo idea che esistesse Corte Genova, e mi informerò ancora meglio. Intanto cliccate e amate pure voi. Domenica 2 giugno ci hanno fatto questo mercatino vintage, ma anche di artigianato figo, ma pure di illustrazioni, arredamento, e vinili, e poi c’erano i libri ganzi, e mostre d’arte, e ti insegnavano a fare cose artistiche, e c’era pure qui lo street-food con gli apini, e c’era l’orto urbano, e tutto questo post industriale che mi ha ricordato La Fabbrica del Vapore dove hanno fatto l’ultimo Book Pride, e un cielo blu stupendo e il venticello e la birra, la birra. Come l’ho scoperto? Perché c’è stato il reading di Forme d’autore, e quindi c’era tantissima Toscana di provincia, ma contemporanea. C’era il contemporaneo. E io ho pensato di essere a Christiania, perché oltre al visual dj c’erano le famiglie giovani coi bimbi piccini e tantissime barbe (c’era pure un barbershop estemporaneo!) e tanti vestiti colorati e camicette con stampe invidiabili. E non c’era la sensazione di posticcio, di chiuso, di finto. C’era solo una voglia di condivisione meravigliosa, e di bello, e di buono. E non ero oltreconfine. Ero a Prato.

E stavo bene, non volevo morire, non pensavo che la domenica fa schifo, non pensavo a “quello che non c’è”, non pensavo ai “passeggini rotolare e gente comperare quello che non può avere”. Quindi forse – forse, ce la possiamo fare.

B.

Ps. Grazie alla mia amica Silvia per la compagnia, le chiacchiere, la lotta vs il disagio.

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