Bollettino sulle voci inside my head #13

Ho pensato eccoci, dannazione, è già finito maggio – ma una volta maggio non durava quanto gennaio, com’è possibile, ansia panico paura. Poi mi sono andata a leggere quello che avevo scritto prima di partire per il Salone e beh, avrei potuto scriverlo oggi. E non riesco ancora a definire se questo tende al bene bene o bene ma non benissimo o addirittura al male a tratti malissimo. Chissà.

Nella mia personale GORM (Grande Opera di Rinnovamento e Mutazione) sto cercando di prendere le cose con calma e lentezza, ma a volte proprio non si può, e quindi le ultime settimane sono state un po’ in modalità girandola sul terrazzo (quelle che non capisci mai chi le ha messe ma oh, ci sono ovunque) – una girandola di cose belle ma pure impegnative, di sonno intermittente, di pasti di plastica ma poi cenini rinfrancanti, di messaggi vocali infiniti, di incastri e parcheggi sbarazzini, di pioggia interminabile che ormai non mi scalfisce manco più e oggi mi sono vestita con una maglietta a maniche corte senza canottiera sotto perché magari se glielo fai capire che è praticamente giugno il Sig. Meteo si ripiglia.

Domenica ho pulito la mia casina e mi sono messa a riordinare i souvenir di questi giorni, programmi di eventi, cartoline, biglietti, libri che stanno lì ad aspettarmi pazienti. Ho il mio block notes con l’ananas e i brillantini colmo di parole e di pensieri che vorrei lasciare qui, e so che lo farò. Dopo l’aprile della visualizzazione dei traumi e della riappropriazione, maggio è il mese della rivendicazione. Di ciò che ero, di ciò che mi ero scordata di essere, di ciò che non avevo mai creduto abbastanza di poter essere, di ciò che ero sempre stata troppo pigra o distratta per essere.

La rivendicazione porta con sé i ricordi, e io apro le mie scatole divise per anno solare, o sfoglio ciò che sta dentro ai raccoglitori dell’Ikea – ritagli di articoli, appunti sparsi, foto, proto bullet journal, le mie dispense dell’università, e dico adesso tornate, tornate anche voi, mi avete aspettata qui dentro tutti questi anni bellini archiviati e protetti dalla polvere che riprendervi in mano ora è facilissimo e meraviglioso, e anche sorprendente, perché davvero mi dico brava Bea, ma bada te come eri avveduta, sembri una irrecuperabile gonfia, e invece… e invece tutto è al suo posto. 

Quindi sì, siccome sono giorni importanti, di inclusione di cose nuove, cose agognate, cose per cui ho capito che mai smetterò di combattere, allora me li volevo ricordare.

  • Mi sono goduta abbestia i giorni alla Polveriera per il IV Festival della Letteratura Sociale.
  • Ho visto Dolor Y Gloria e mi sono emozionata.
  • L’Oltrarno mi ha rapito il cuore – infiniti posticini, vicoli, piazze che si aprono all’improvviso, sensazione fortissima di scoperta come se mi fossi appena trasferita in una città all’estero e allo stesso tempo vertigine per non aver vissuto cose che comunque non avrei potuto vivere perché ero per forza di cose altrove (sempre per la serie è facilissimo essere me).
  • Sudare e cantare in palestra sembrando completamente cretina mi continua a far fare dei sorrisoni enormi.
  • Lo yogurt la mattina è una gioia che prosegue impertinente.
  • Il mio zainetto con gli elefanti me l’ha svoltata.
  • “Il neoliberismo ha i giorni contati”.
  • Quando il gatto del vicino non si manifesta provo cieca gelosia.
  • Continuo ad appuntarmi serie tv da vedere e mi autoconvinco di poterlo fare molto presto.
  • Pistoia spacca sempre i culi.
  • Ho votato nel terzo comune diverso della mia vita. A questo giro in una scuola elementare in collina, eravamo io i carabinieri e gli scrutatori, l’ho trovato molto romantico.

B.

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