Bollettino sulle voci inside my head #12

Mi sembrano passate intere ere geologiche dall’ultimo Bollettino, e invece sono trascorse solamente due settimane. Me ne sono successe di ogni. Così, all’improvviso, BAM!, una via l’altra. Ma io a ‘sto giro non mi faccio fregare. Eh no. Me ne sto zitta zitta e buona buona, continuo a stare nel mio, a mangiare a colazione il mio yogurt con frutta fresca, miele e cereali come se fossi in vacanza in Grecia, ad andare in palestra – con un borsone nuovo dopo, attenzione, OTTO anni da quello acquistato nel 2011 e che non ne poteva più, e a praticare lo zen o l’arte della manutenzione dei cazzi miei. Perdonate i frequenti francesismi su questo blog, sono pur sempre una donna di provincia.

Cosa mi manca in questo periodo? Stare spiaggiata sul divano a spararmi puntate e puntate di serie tv, andare al cinema (ad aprile non ci sono mai andata, uffi – menomale ho rimediato con la proiezione all’Ostello Tasso a cura dei tipi di In Fuga dalla Bocciofila, la prossima volta ci andiamo insieme?), indossare i miei capi-spalla primaverili (serve davvero dire qualcosa sul clima di questi giorni? Cioè una ce la mette tutta per combattere la depre e poi quando la mattina tira le tende di camera e vede il nebbione non dovrebbe rintuzzarsi di nuovo sotto le coperte? Ditemelo voi!), fumare ottocento sigarette di fila senza soluzione di continuità (107 giorni senza, posso forse iniziare a dirlo in giro con un po’ più di convinzione), sfogliare notizie leggere e scaccia pensieri, stare di più coi miei amici.

I giorni prima del Salone del Libro sono frenetici e deliranti. Per quelli che i libri li devono vendere. A cose normali. Figuratevi in questi giorni con tutto il disagio che è scoppiato. Cosa devo dirvi io, se non che appoggio chi ha scelto di non partecipare al Salone, ma pure, chiaramente, chi al Salone ci va – perché è una questione complessa, che qualcosa ha smosso, ma che più che altro ha dimostrato – se ce ne fosse stato ancora bisogno – che siamo veramente nella merda.

Per me in quanto B. è un Salone importante: ho riguardato le (poche) foto di quello del ’15 e di quello del ’16, e boh, mi sono un po’ venuti i brividi: altro che ere geologiche, era completamente un’altra vita.

Sono ancora qui che sto scegliendo a quali incontri partecipare, pensando a come comprimere i miei outfit nello zaino, a quando lavare i capelli per avere un timing perfetto, a come potrò mantenermi idratata senza dover correre in bagno ogni ora, ma intanto voglio dirvi cosa farò “ufficialmente”:

  • Grazie a LiberAria incontrerò la scrittrice spagnola Elvira Navarro, di cui la casa editrice pugliese ha appena pubblicato il romanzo La lavoratrice, che ho potuto leggere in anteprima e di cui, dannazione, non vedo l’ora di parlarvi.
  • Come al BookPride, stazionerò allo stand degli adorati effequ (se cliccate c’è il sito nòvo, badate che bellino!) e vi spaccerò un po’ di librini bòni. Lo farò sabato 11 maggio dalle ore 16.00.

E poi ho voglia di provare meno panico possibile ma nemmeno di dare l’impressione di essere fatta di cocaina. Ho voglia di incontrare le persone, di sbirciare scrittori e personaggi famosi, di sfogliare libri da mettere nella lista dei desideri, di continuare a mettere in moto il cervello. Con calma e per benino.

Ci si vede a Torino?

B.

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