Bollettino sulle voci inside my head #11

Non so a voi, lettori intorno ai trent’anni che leggete le voci che riverso in rete, ma a me capita, ultimamente, di provare la sensazione che ogni giorno che vivo sia fondante, centrale, che racchiuda in sé un potenziale rivoluzionario enorme, che da un momento all’altro potrebbe esserci un cambiamento epocale nella mia esistenza, che dalla mattina alle undici alla sera alle otto potrebbero succedere eventi che sconvolgono in maniera radicale il mio intero sistema di pensiero.

È faticoso, ma è pure bellissimo, ma è anche sfiancante, ma è altresì entusiasmante. Era moltissimo tempo che la mia testa non era così attiva (e boh forse non lo è mai stata a questi livelli, non saprei), sto macinando una serie di pensieri uno dietro l’altro, ma robe potenti, vaste, che coinvolgono ragionamenti sulla mia vita, sul mondo, su vite che non sono la mia, sull’universo. La tendenza generale è quella di una propulsione positiva e finalmente risolutiva (?) di moltissimi conflitti che mi hanno incatenata nel corso degli anni, quindi la situazione vista dall’esterno è probabilmente io che a un certo punto sgrano gli occhi, sorrido e mi spunta una nuvoletta con la lampadina Archimede Pitagorico style, perché ho capito il motivo per cui nel 2009 non sono riuscita a fare una cosa, o come mai nel 1997 ho fatto quella scelta, o perché il conflitto di classe è ancora così preponderante nella società, oppure ho capito finalmente il testo di una canzone, o la battuta di un film, o il perché una relazione non poteva continuare, o cos’è che mi ha sempre bloccata, e bla bla bla all’infinito – poi non è che posso stare a pensare h24, ci sono le cose pratiche della vita che di base non si fanno da sole ecco – e mi impongo anche di andare piano, io devo andare piano perché “le cose mi devono stare a fianco e non davanti”, e “per stare bene devo fare le cosine con calma” e ok lo so a questo ci sono arrivata.

La sensazione è quella di rinascere ogni giorno ma con già un bagaglio importante di esperienze che rendono la nascita molto più semplice e meno spaventosa e traumatica. I traumi, sto abbandonando la mia cazzo di paura del conflitto e sto affrontando i traumi – ma poi mi succede che vedo pure quelli degli altri, li visualizzo all’improvviso proprio, e mi entrano anche loro in testa e allora vai di pensieri e di voci, e sono felice, serena, in armonia con il mondo, in pace, desiderosa di fare sempre meglio, la vita è meravigliosa, cammino in collina in mezzo ai fiori, ascolto musica che mi carica, leggo libri che mi spalancano mondi, trascorro ore stupende coi miei amici, e quindi andrà tutto bene, per me, per le persone che amo, per tutti.

E poi di colpo invece, senza preavviso, per dei motivi miseri e meschini di cui mi vergogno assai, mi blocco, e mi immergo e invischio in pensieri senza capo né coda, a cui si appiccica un senso plateale di fallimento, insuccesso, inutilità del tutto, mediocrità, impossibilità palese di ottenere ciò che voglio, domanda base: “che cazzo ho fatto in tutta la mia vita?”. È una cosa indecente questo spostamento del focus, questo cambiamento improvviso di umore, questa mancanza di stabilità per più boh, di cinque giorni di fila. Che se fossero TAT® andrebbe pure bene, ma non so, mi sa che è qualcosa di più e allora un po’ paura, un po’ non capisco, e quindi mi chiedo, lettori intorno ai trent’anni che leggete le voci che riverso in rete, ma capita pure a voi? Ne parliamo? Facciamo qualcosa?

E se sto così, sarà la primavera

Ma non regge più la scusa

No, noooooooooooo

Rsvp.

B.

5 Comments

  1. “Che beep ho fatto in tutta la mia vita?” ecco io vivo solo questa fase, senza esaltazioni, seguita da “Oddio, ho sbagliato tutto, ma proprio tutto”. Poi ficco la testa dentro il primo libro disponibile o affondo le dita nella tastiera, per mettere a tacere le vocine pestifere, i pensieri negativi. Al prossimo bollettino :).

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  2. La tentazione di spendere un classico “tranquilla, a quaranta andrà meglio, a cinquanta sarà tutto già ampiamente TAT®” è forte. Ma non lo spenderò. Penso semmai che la questione stia nel relativizzarsi a modino. Senza sconti. Senza pietà. Focalizzare su questo: per quanto possiamo impegnarci, non fregherà molto a nessuno. Sembra una banalità, ma è una specie di rivelazione. Ed è lì, proprio lì, che puoi iniziare a splendere. Un abbraccio.

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    1. Ecco caro Stefano, grazie, perché forse relativizzarmi è l’unica via di fuga plausibile. Le rivelazioni sembrano sempre un po’ banali, ma è quello che si è macinato per arrivarci a renderle potenti. Grazie per la non indulgenza, che è l’unico modo mettere a tacere questa smania. Molti <3.

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