Su Materia, Benevolenza cosmica ed esordi letterari

A  marzo ho letto due libri belli: sono due romanzi d’esordio molto diversi tra loro, ma che tratteggiano entrambi scenari futuribili e che hanno il grande pregio di far azionare parecchio il cervello del lettore: Materia • la fuga degli elementi di Jacopo La Forgia per effequ (due presentazioni, due strilli perfetti: “romanzo di racconti”, Laura Pugno. “Romanzo distopico-mitologico”, Francesco D’Isa) e Benevolenza cosmica di Fabio Bacà per Adelphi (un esordio letterario made in Adelphi è esso stesso un evento distopico-mitologico). Dicevo, mi son proprio garbati: Materia è una favola ecologica che evoca un futuro negativo parecchio vicino al nostro, ma siamo già al dopo, e in realtà è un’apocalisse rimandata penso io, in cui navighiamo in scenari che sono e non sono, e che ci lascia punte di amaro, punte di dolcezza onirica, e voglia di combattere anche se forse è troppo tardi (nulla via mi è garbato proprio abbestia). Benevolenza cosmica – definito “divertentissimo” in quarta di copertina – io volo al pensiero del concetto di divertente dei tipi di Adelphi, è effettivamente un romanzo intrigante e ironico, collocato in una Londra spostata un pelo in avanti rispetto a ora (quindi leggermente distopico), in cui succedono cose strane e ci si interroga sul destino e in generale sugli eventi della vita. In me ha suscitato pensieri e domande, ho sottolineato molto e disegnato cuori accanto a frasi e quindi ve lo consiglio.

Sulla scia di queste letture e quindi dei loro autori vi lascio dei cenni sugli esordi letterari, cose random che però oh, a me interessano un sacco.

  • Quando si parla di esordi ci sono delle basi che non si possono ignorare. Vanni Santoni sta facendo da anni proseliti sulla questione, quindi mi limito a riportare alcuni dei suoi mantra che ho ascoltato/letto in molteplici situazioni, non ultima l’incontro  “Gli esordi letterari”, in collaborazione con il Premio Calvino, a Firenze RiVista: bisogna conoscere il mondo dell’editoria (adorabile aneddoto di lui che manda il suo manoscritto a Iperborea); bisogna scrivere ammerda e far circolare le proprie cose sulle riviste; bisogna partecipare, e magari organizzare cose letterarie. Nello specifico il Calvino, di cui è stato in giuria lo scorso anno, è sicuramente uno dei concorsi che più si dà per cercare e sondare tra le giovini scritture.
  • Proseguendo l’argomento Santoni è impossibile non parlare della collana romanzi di Tunué da lui diretta da quando è nata nel ’14. “Qui si persegue un lavoro artigianale e incendiario, portando alla luce proprio quei romanzi in cui è racchiuso qualcosa di nuovo. Ciò che si cerca è l’ormai celebre sconfinamento, una modalità che era già presente, ma che da allora determina una direzione nella narrativa italiana di qualità. In altre parole, sono romanzi fighissimi, ve li dovete leggere tutti, io ancora non ne ho trovato uno che mi abbia delusa” (scusate mi autocito dall’articolo che ho scritto per GoodBook.it in occasione dell’imminente uscita del romanzo d’esordio dello Zandomeneghi, Il giorno della nutria). Vi ricordo che l’esordio di Funetta, Dalle rovine, per me resta una delle cose più pazzeschissime di contemporanea in circolazione.
  • Se nei primi anni Duemila (si legge quindici anni fa, ci si mettono le mani nei capelli) il ruolo primario di fucina di nuovi talenti era ricoperto da minimum fax – credo sia insindacabile l’importanza che ha ricoperto la casa editrice romana nella cernita e nel lancio di scrittori emergenti che adesso già rientrano nel canone della letteratura italiana (sì porca miseria, leggetevi i nomi di antologie come La qualità dell’aria Voi siete qui), adesso quel ruolo prima di ricerca deep down nei blog e nelle riviste e nei premi letterari e poi di aggregazione la sta facendo effequ, a partire da Selezione naturale • Storie di premi letterari, a cura di Gabriele Merlini, del 2013, che iniziava a raccogliere scrittori (già editi) della “scena” fiorentina, e poi con ODI • Quindici declinazioni di un sentimento nel 2017 (sempre a cura di Merlini, in cui c’è una postfazione del mai citato Santoni che spiega in maniera estesa tutto quello che sto cercando di riassumere io). Leggete chi c’è in Odi e tra un pochino se ne riparla.
  • Poi succedono pure cose assurde tipo quello che è successo a Marco Marrucci che ha mandato dal niente un manoscritto (di qualità altissima eh) e glielo hanno pubblicato. Ribadisco che, come canta ManuelAgnelliAmoreMio, Ci sono molti modi.
  • Sempre parlando di canzoni, Caparezza cantava che il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista: ebbene, non è così scontato che il secondo romanzo esca in tre balletti, tutt’altro: ne parlava per esempio, proprio da scrittrice esordiente che presentava il secondo romanzo di un’altra scrittrice, Marta Zura-Puntaroni (che ha esordito con minimum fax) con Maura Chiulli (che ha trovato in Hacca una seconda casa). Però forza bimbi, che io vi voglio leggere ancora!

Fine del pippone, ci vediamo lunedì con un post stupido, addio.

B.

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