Come rivalutare il mese più crudele ma anche no

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.

La lettura dei primi versi di The Waste Land, l’ultimo anno di liceo, è stata una delle cose più potenti della mia vita. Mi sono sentita finalmente capita e quindi benissimo ma poi sopraffatta dal vuoto e quindi malissimo. Che bella l’adolescenza. Insomma c’era un tizio che partendo dalla crudeltà di Aprile aveva scritto uno dei capolavori della letteratura mondiale. Ganzo. Io poi La terra desolata l’ho rinfilata ovunque, la mia edizione economica è consumata e provo un amore patologico sia per Eliot che per ogni singola parola e ogni singolo concetto che ha espresso, quindi potete capire il mio turbamento da quando, a partire dal ’16, al mese di Aprile ho cominciato a volergli un po’ bene: stavo tradendo uno dei miei padri letterari, dannazione! Eppure quest’anno inizio il mese (e la stagione) che più ho odiato per anni con un benessere e una serenità che a ogni ora mi tasto il polso per verificare che non stia per crepare. Mi importa una sega della pioggerellina e del freddo improvviso dopo giorni di sole. Ho imparato a vestirmi a seconda delle diverse situazioni, ad accettare le escursioni termiche che manco nel deserto tra giorno e notte. Ho imparato a scrollarmi di dosso un po’ di culo pesante e uscire anche solo per stare al parco a leggere. Ho imparato a fottermene se in una giornata di sole che grida en plein air ho bisogno di stare sotto il piumone – mica lo si può abbandonare così senza un po’ di margine per farlo abituare al suo ritorno nell’armadio, d’altra parte.

Per fortuna è però rimasta intatta una delle mie più grandi idiosincrasie nei confronti della primavera: il pullulare di fiere sfigate. Non appena le temperature iniziano a farsi più miti, infatti, è tutto un tirar fuori gazebi e sistemare la propria mercanzia invenduta dagli ’90 sui banchi; che nella mia testa ho invece un susseguirsi di deliziosi mercatini francesi, organic markets, o quelle bancarelle a Copenhagen o nelle cittadine tedesche piene di oggetti in legno chiaro, biglie, fiori freschi avvolti da carta di giornale e pane caldo coi semini, e invece no.

Con il ritorno della primavera, noi abitanti della provincia italiana ci meritiamo bancarelle di robe brutte: pasta di mandorla vecchia e dolciumi appiccicosi, foulard con fantasie di Klimt o Van Gogh, orrenda bigiotta da cesse e scacciasogni color evidenziatore, orrenda bigiotta “altertantiva”, piantine di terza scelta che muoiono solo a guardarle, targhette con nomi e varie robe per camerette bimbi di pessimo gusto, minerali e gioielli tardo fricchetoni, centrini e tendine, borse/borsellini fatti a maglia (perché?), oggettistica inguardabile di robe riciclate, tutte cose in legno d’ulivo, roba in pannolenci, porta-pane coi gufi, creme sfigate QVC style, bigiotteria per tamarre, prodotti NEOLIFE, gioielli fai da te, pellame triste, bamboline in pasta di sale, formaggi del centritalia, delizie siciliane, perline postcoloniali, massaggi alla cervicale e barbie rivestite da battone e ghirlande con fiori finti, il re dei bomboloni, borselli e bracciali da uomo, porchetta, alberi della vita in tutte le salse, birre artigianali fatte in cantina, bavaglini ricamati e porta cose per infanti dipinte male, salami stagionati in grotta, sottoli forse risalenti ai primi anni ’10, bijoux in plexiglas, taralli e giganteschi caciocavalli pugliesi, superfood sovrapprezzati, plotoni di cinture, manufatti con tessuti africani aka artigianato etnico, pecorini nostrani, miele di toscana acquistabili alla Coop, robe strane da colorare per pubblico incerto, foulard bamboo, cactacee brutte, bambole inquietanti, saponette alla lavanda, diffusori aromaterapia emozional-motivazionali, nani da giardino da tavola, portachiavi agghiaccianti, giochi in legno noiosi.

Vedere ‘sta roba tutta insieme è un serio attentato alla mia ricerca di stabilità mentale, tuttavia posso continuare a far parte del team aprile mese più crudele, evviva!

B.

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