Un trip chiamato Franco Maria Ricci

Allora, questo post fa parte della rubrica #scusatemavelodovevodire: scusate, ma sento proprio il dovere morale di lasciare testimonianza dell’esperienza assurda che ho fatto ieri, insieme al Genitore Uomo, alla manifestazione il Filo di Arianna, una mostra/mercato di libri di pregio, nel Labirinto di Franco Maria Ricci.

Quello che sapevo è che avrei trovato la mia amica Marina di book-à-porter, la creatrice dei meravigliosi portalibri di cui sono ultrafan. La parte in cui riabbraccio Marina e faccio scorta delle sue creazioni è stata un pieno di bellezza, entusiasmo e sorrisi, come sempre:

Quello che però vi voglio raccontare è il trip infinito che mi ha provocato la scoperta del mondo di Franco Maria Ricci. Io (che sono stronza) non conoscevo cotal personaggio, il mi’ babbo (che non lo è) ovviamente sì, ma insomma nessuno dei due si aspettava di vivere un’esperienza del genere. Mi sono innamorata, voglio essere allo stesso tempo lui, la sua amante, la sua musa, o l’amante del suo giardiniere, fa lo stesso. Il signor Franco Maria mi nasce aristocratico, prosegue come grafico pubblicitario visionario, poi mi diventa editore e collezionista: io a intuito direi che è un mecenate egotico, folle e straordinario, mondi che noi plebei non riusciamo nemmeno a immaginare ma porca miseria il Ricci ci apre le porte (per 18 euro) e ci fa accogliere da giovani donne bellissime e giovani uomini bellissimi e io sono decollata.

“Ho sognato di essere un Giardino, un Museo, una Biblioteca, una Casa editrice, una Sala delle Feste e dei Balli, a Piazza di un Borgo con la sua Chiesa, un grande Dedalo botanico. Dal loro insieme è nato il luogo che io chiamo IL LABIRINTO”

E vi giuro vi giuro è tutto vero: ha fatto quello che fanno gli americani con il niente, lo rendono fruibile con parcheggi comodi, attrazioni stupide e punti ristoro soddisfacenti, ma qui c’è anche dell’attenzione estetica spinta e una sincera ricerca della qualità e della bellezza – con un retroterra da intellettuale raffinato e ricco che insomma aiuta.

Prima io e Padre abbiamo fatto il labirinto in bambù, perché lo dovevo alle mie amiche C. e C., a Jack e alla letteratura inglese medievale. Ci siamo aggregati a due adorabili bambine di 10 anni che se la vivevano abbestia e che ci hanno condotto sani e salvi fino alla Corte Centrale (sì, è un’esperienza da fare). Sotto le logge c’erano gli espositori del Filo di Arianna; al centro, su un curatissimo pratino, delle eleganti sedie in vimini con eleganti persone che si intrattenevano in amabili conversazioni. Infine, si stagliava alta nel cielo blu una piramide. Perché è evidente che se non hai una piramide non sei nessuno.

Ci siamo fatti con lentezza estrema tutti gli stand degli espositori, alternativamente sbavando o guardandoci con fare contrariato, scambiandoci occhiate saccenti, commentando qualsiasi volume, dal manuale di botanica dell’800 a una delle prime edizioni degli Ossi di Seppia di Montale. Il mondo del libro antiquario è uno di quegli universi sommersi per cui forse non sarò mai pronta.

A un certo punto è spuntato Vittorio Sgarbi (che è un bestie del signor Franco Maria).

Ma quello che mi ha definitivamente portata nell’iperspazio sono state la Collezione permanente – dove il signor Franco Maria ha raccolto le opere che ha accumulato serialmente negli anni (e che includono quadri settecenteschi con soggetti buffi, statue a perdita d’occhio, ballerine art-decò e dipinti di Ligabue), e la mostra temporanea sui libri d’artista di Corrado Mingardi donati alla Fondazione Cariparma. Sbalorditivo. Troppa, troppa bellezza.

C’è anche tutta una sezione dove puoi consultare i libri editi dalla Franco Maria Ricci Editore, che sono delle robe allucinanti, bellebelleinmodoassurdo. Così tanti soldi che il signor Franco Maria pubblica davvero il cazzo che gli pare, con livelli altissimi di qualità, nomi altisonanti, storie amene, esotiche, monografie improbabili, collane prestigiose, arte e grafica da orgasmi multipli.

Infine, un trip nel trip: un’intera sala dove erano esposte le tavole del Codex Seraphinianus, “enciclopedia di un mondo parallelo”, illustrazioni di un mondo surreale, incredibile, assurdamente geniale, e didascalie scritte con caratteri anch’essi inesistenti. Grazie a tutti.

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Ecco, scusate ma era proprio necessario che queste scoperte sbalorditive non andassero perdute. Io come gita fuori porta domenicale ve la consiglio proprio.

B.

 

 

 

 

 

 

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