Bollettino sulle voci inside my head #7

Sono giorni che le voci nella mia testa si credono delle manifestanti in piazza, e ne hanno ben donde: sono pensieri incendiari, sarà che è appena passato l’8 marzo e sento la lotta nell’aria, sarà che nella mia bolla se ne fa un gran parlare in generale, ma insomma nello specifico ho una rabbia difficilmente gestibile nei confronti di quei simpaticoni che “eh, ma non sarai dimagrita un po’ troppo? Ora basta eh!”, sorriso, ammiccamento/sguardo complice/sguardo compassionevole.

Amici (che non siete, grazie a dio). Famose a capì. Se volete inizio ad andare in giro con la bilancia e con gli indici di massa corporea e con il mio allenatore della palestra e la mia psicoterapeuta e vi rassicuro dati e pareri di professionisti alla mano che no, non sono dimagrita troppo. Se non vi basta allora mi spoglierò, mi metterò nuda davanti a voi e vi farò toccare la mia ciccia, magari vi dà soddisfazione; vi darò un metro e vi farò prendere le misure, oppure mi porterò sempre dietro le foto di quando ero 15 kg in più e facevo fatica a muovermi, oppure se volete vi inviterò a prendere un caffè e vi racconterò nel dettaglio di cosa vuol dire ingrassare a causa degli psicofarmaci e di quanto è stato difficile perderli quei kg, magari ci aggiungiamo anche una lunghissima dissertazione sul fatto che peso esattamente come sempre (se volete mi porto dietro anche le statistiche del mio peso degli ultimi 17 anni) ma che sembro più in forma perché ho deciso di investire del tempo nell’attività fisica e delle energie nella preparazione e nel consumo di pasti decenti, e che voi dovreste farvi una grandissima indigestione di cazzi vostri – perché alla fine, poi, non credo che di tutto questo ve ne freghi davvero qualcosa.

Perché non avete idea, non avete assolutamente idea di nulla, di come si costruisce una giornata aspirando alla non-morte, di cosa voglia dire aver imparato a non farsi buttare giù dai giudizi altrui, di essere finalmente in linea con quello che voglio essere, dell’impegno che sto mettendo a prendermi cura di me stessa in maniera sana ed equilibrata. Di come è stato difficile decidere finalmente di mettere al centro tutto ciò senza sentirmi una cretina.

Il fatto è che io non mi permetto. Non mi permetterei mai di dire a qualcuno con cui non ho un rapporto di amicizia di livello advanced qualcosa di negativo che riguarda il suo aspetto fisico, la sua persona, il suo modo di vestirsi, di apparire. E sono stanca, stanchissima di dover essere sempre pronta a difendere i cazzi miei con chi non mi conosce. Parliamo del tempo. Impariamo dagli inglesi e facciamo voli pindarici sulle condizioni meteo di ieri oggi e domani. Non aggreditemi fingendo di preoccuparvi per me. Solo perché sono stata sovrappeso non vuol dire che io non possa essere in forma. E figa. Figa secondo i miei cazzo di standard. Ho una conoscenza abbastanza approfondita di me stessa e giustificarmi perché sto facendo un percorso volto al benessere mi sembra inaccettabile. Eppure mi succede di continuo, ed è un ostacolo alla sanità mentale che sto faticosamente perseguendo. Scriverne mi aiuta a metabolizzare e stemperare la rabbia, visto che, tra le altre cose, ieri ho festeggiato 50 giorni senza sigarette. Quindi siete pure fortunati che non vi ho lanciato cose addosso, perché oltre a rompermi abbondantemente i coglioni state pure attentando alla pace interiore necessaria a non desiderare la mia adorata nicotina, per cui ne potrei essere benissimo capace.

Peace and love.

B.

2 Comments

  1. Oh, quanta gente oggi parla senza prima riflettere, senza recuperare un po’ di buon senso prima di sputare giudizi e sentenze o consigli non richiesti, ma il problema consiste nel fatto che la sensibilità è un attributo sempre più raro, mentre la fretta e la superficialità dilagano a iosa (nei cervelli, nell’animo delle persone). Magari si tratta anche di invidia; spesso c’è anche questa, infatti, seppure ben camuffata. Ma tu non ti curar di loro, ma guarda e passa… che sei splendida! 🙂

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