Blossom-stalking e nuove prospettive

Oggi vi voglio raccontare di quando ieri mattina, visto che non avevo un cazzo da fare e dovevo prendere a schiaffi quell’urgenza di abbandonarmi a una morte lenta e dolorosa che si stava sempre più radicando in me, mi sono vestita abbastanza bene, mi sono truccata anche un pochino – ormai la me trentenne (sappiate che la me trentenne finirà al compimento dei 40, ho deciso che avrò trent’anni per un decennio raga) pretende che io vada in giro in modo da non sembrare una eterna scappata di casa (almeno almeno un po’) e ho fatto finta di avere avuto il divieto di usare la macchina, approfittando quindi della “domenica a piedi” per compiere il percorso che tutti i giorni mi porta dall’Eremo dove sono abbarbicata all’ufficio dove lavoro, che si trova a 8,4 km di distanza. Ah, i miei progetti assurdi! 

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Questo è l’Eremo che domina la Conca

Tutto questo aveva in realtà un obiettivo ben preciso: evitare di rischiare la morte per tamponamento o l’arresto della polizia stradale a causa delle mie improvvise inchiodate in mezzo alla carreggiata per fotografare gli alberi in fiore. La strada che scende la collina, si immette nella Conca e mi porta fino al lavoro, infatti, è disseminata da file di alberi in piena fioritura, un tripudio di petalini e boccioli e carnose magnolie che hanno iniziato a manifestarsi proprio a inizio marzo (lo so perché è in atto uno stalking pesante), e per tutta la settimana ho controllato l’andamento della fioritura con invio di diapositive e segnalazioni puntuali alla mia amica, in modo da tenerne traccia certa – entusiasta del fatto che il tutto fosse ancora al suo posto per l’assenza di vento e pioggia. Sì, lo sapete, è difficile essere me.

E così mi son detta Bea, è il momento, perché poi sta per piovere, fingiti viandante nonché reporter e godi della prospettiva diversa che i piedi ti possono offrire. E di quanto bello sia vedere il mondo in maniera lenta, scoprire angoli nuovi di una strada che fai tutti i giorni, di quanti “possibili scenari” si nascondano e poi siano pronti a manifestarsi in tuta la loro bellezza – o bruttezza. Complice una giornata grigia (e pure fredda), che è quello che io di solito mi aspetto dalla primavera – ma che quest’anno, per la prima volta, non mi turba, ho immortalato scorci di uno squallore che forse manco Sarajevo resi belli dai rami di ciliegio, il cielo bianco-sudicio frapposto all’esplosione rosa della magnolia – la cui visione non smetterà mai di provocarmi orgasmi multipli, ho sbirciato nei giardini degli altri, ho goduto perché la vita in collina mi provoca una sensazione di pace interiore che non mi sarei mai aspettata, ho fatto considerazioni tenero-apocalittiche sulla Conca  e su me stessa e dopo due ore e mezza di cammino e stop&go fotografici sono approdata in libreria, giusto in tempo per proteggermi dalla temuta pioggerellina (poi mi sono fatta venire a recuperare dai miei combinandoci un pranzo fuori – evvai con lo scrocco di pasti!).

Quindi ecco, vi lascio con del materiale fotografico che non ha subito nessun tipo di post produzione e con un invito in pieno stile Motivational Monday, quello ogni tanto di provare a guardare le cose da un altro punto di osservazione e con una nuova meraviglia – lo so che ve lo dicono tutti, però siccome siamo duri come le pigne verdi (come si dice in da Conca) ce lo scordiamo sempre, e invece talvolta è proprio la cosa che la svolterebbe drasticamente – e io adesso ho proprio bisogno di questa svolta.

B.

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