Bullet Journal – o del metodo che mi ha cambiato la vita

Il Motivational Monday di oggi è dedicato a una delle cose con la B che più ha influito sulla mia vita, ovvero il Bullet Journal.

Ne voglio parlare proprio nel post motivazionale che dovrebbe aiutarci a sopravvivere al lunedìdimerda perché, per me, rappresenta l’essenza stessa della motivazione – e sarei curiosissima di sapere, per voi, qual è la cosa che più di tutte vi spinge a voler fare bene come i calciatori.

Che cos’è il Bullet Journal?

Si tratta semplicemente di costruire la propria agenda da soli, come cazzo vi pare; di base è un metodo che si prefigge di aiutarvi a essere più organizzati e quindi più produttivi. È una cosa che è stata inventata, cioè proprio prima non c’era poi a un tizio (che si chiama Ryder Carroll) è venuta in mente e adesso c’è, e quindi in teoria ci sono delle piccole regole da seguire, ma in realtà la cosa meravigliosa del Bullet è il suo permettervi una libertà e una flessibilità assoluta nel fare cosa caspita volete.

Potete immaginare quanto l’internet sia pieno di spiegazioni, tutorial, suggerimenti in proposito – vi lascio giusto il link del video ufficiale di presentazione e vi dico che per me la Queen assoluta da seguire e venerare è Amanda Rach Lee.

Breve storia della mia storia d’amore

Vi voglio far capire bene, invece, che se dico che a me il Bullet ha cambiato la vita dico sul serio. Non mi ricordo come l’ho scoperto. Era marzo del 2017 e avevo un disperato bisogno di qualcosa di materiale che mi riconnettesse alla realtà dopo mesi di buio. Ed è avvenuto il miracolo.

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Questo era marzo del ’17

Lo sforzo di dover creare fisicamente l’agenda, il mettere nero su bianco i giorni di mese, la visione settimanale, le griglie per tenere sotto controllo le tue abitudini, le piccole liste quotidiane delle cose da fare, anche minime, microscopiche, e poi gli spazi dove segnare le cose belle, pagine libere per fermare i pensieri, o le riflessioni sul mese passato, gli obiettivi per quello successivo… tutto questo lo vedi crescere giorno dopo giorno, sei tu e soltanto tu che lo porti avanti, e credetemi, è stato la molla che mi ha permesso di riacciuffarmi.

  • Il Bullet non ti giudicherà mai. Non proverai mai la sensazione di essere guardato da pagine bianche abbandonate a se stesse, perché sei tu che decidi come impostarlo in base alle esigenze del momento. E questa per me è stata la svolta primaria che ha placato l’ansia cronica dello sfogliare le mie vecchie agende e vedere pagine e pagine intonse, pezzi di vita mai fermati e perduti per sempre.
  • Io, custode della memoria e adoratrice del culto della scrittura a mano, della diaristica, dell’organizzazione tramite liste e della cancelleria, ho sempre fatto il Bullet senza saperlo, in maniera scoordinata e su diversi supporti cartacei certo, e con questo metodo ho trovato il paradiso.
  • Se io ho trovato il paradiso, tutta la roba che avevo accumulato negli anni (pennarelli, penne colorate, washi-tape, ritagli di giornali, foto…) ha trovato finalmente uno scopo – e la mia creatività un luogo dove potersi riversare. Ma impazzano pure i Bullet minimalisti, bianco nero due linee e via: ve l’ho detto, la cosa sensazionale è l’assoluta libertà.
  • Il Bullet ti obbliga a prenderti del tempo per te stesso. Ed è un esercizio meraviglioso.
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Questo è gennaio del ’19

Insomma, sono già al mio terzo Bullet e credo di poter affermare con certezza che non riuscirò più a tornare alla (seppur adorata) Moleskine. Anche perché adesso mi sta dando la motivazione per fare una cosa per cui, se mi riesce, gli sarò debitrice a vita (e che se mi riesce ovviamente sbandiererò qui senza pudore).

Quindi grazie Bullet, ma grazie abbestia, ti voglio bene.

B.

Ps. se avete curiosità tecniche, ulteriori domande o pure insulti, non esitate a scrivermi!

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