Tayari Jones, Un matrimonio americano

Mentre spacchettavo il regalo di Natale di mia sorella – che sapevo benissimo essere un libro, ero preda di un’eccitazione che si è immediatamente tramutata in esultanza tipo gol della Nazionale alla finale della Coppa del Mondo (sempre per la serie Bea e il suo entusiasmo moderato). Appena ho visto la stupenda copertina apparire dalla carta natalizia ho proprio goduto tantissimo, perché ero certa che Un matrimonio americano, uscito a novembre per Neri Pozza, mi sarebbe garbato abbestia. E adesso che l’ho finito non posso fare a meno di dirvi, col cuore, che dovete leggerlo al più presto.

Il pregio fondamentale di questo romanzo sta nel fatto che non bara: non ci sono trucchi da quattro soldi né ammiccamenti facili né pietismi né stereotipi di bassa lega. E visti i temi trattati state sicuri che scadere in uno di questi espedienti sarebbe stato assai semplice. Invece no. C’è solo una storia sincera raccontata – evviva – da più punti di vista, sia da quelli dei protagonisti Roy e Celestial che da quelli dei personaggi secondari ma principalissimi per tutta l’architettura del romanzo. Anche se non ne ha le caratteristiche primarie, infatti, ritengo che questo di Tayari Jones sia un romanzo corale, nel senso che dà voce a tutta l’America, a quella di cui si racconta esplicitamente e anche a quella che viene taciuta. Gli Stati Uniti del Sud in cui è ambientata la vicenda, la Louisiana di provincia e la Georgia della capitale Atlanta sono personaggi importanti tanto quanto la comunità afroamericana che li abita. Tayari Jones, pagina dopo pagina, definisce in maniera perfetta la geografia fisica e dei cuori di un mondo modernissimo ma che deve comunque fare i conti con un passato ancora troppo vicino, quello della segregazione razziale. E lo fa attraverso il racconto di una storia d’amore, attraverso i pensieri di un uomo e di una donna in lotta perpetua contro la vita, contro se stessi e contro l’ingiustizia.

Si legge velocissimo, non ti fa pensare ad altro e ti fa venire delle fitte nel petto tali che vorresti fare qualcosa, qualunque cosa per dare un po’ di sollievo ai protagonisti. Ci sono dei momenti di dolcezza infinita e altri di cieca violenza, ci sono momenti illuminati da una luce calda e confortante, altri tinti del grigio più triste che può venirvi in mente. Un’altra caratteristica decisiva di Un matrimonio americano è proprio l’esplorazione dell’alterità, la possibilità che viene data a ciascuno di raccontare la propria storia, e quindi quella di farti vacillare ed esitare e pendere una volta da una parte una dall’altra, e qui mi viene spontaneo chiamare in causa la parola Letteratura, perché come ho imparato è proprio questo che la Letteratura deve fare, farti dubitare e scardinare l’ordinario.

Andate e leggetene tutti!

B.

  • Tayari Jones, Un matrimonio americano
  • Titolo originale: An American Marriage
  • Stati Uniti
  • Traduzione dall’inglese di Ada Arduini
  • Neri Pozza, 2018 (novembre)
  • Pp. 368
  • € 18
  • Questa è la recensione di Rossella Postorino

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