Avete detto #tenyearschallenge?

Benissimo. Il 2009 è stato l’anno in cui ho raggiunto il mio massimo livello di mostruosità.

Sì, nel 2009 ero proprio smostrata, come si suol dire qui nella Conca.

  • Si dà il caso che fu l’anno dell’Erasmus a Dublino e, per non smentire in alcun modo le statistiche, ingrassai svariati kg, mangiando merda e non facendo alcun tipo di attività fisica (se escludiamo le corse da centometrista per rincorrere l’autobus 17).
  • Ricorderò per sempre i piatti pronti del Mark&Spencer, i sandwich con i pomodori e cetrioli e il prosciutto geneticamente modificati e le tappe fisse ai fast-food nel cuore della notte per fermare la fame chimica, o tutte le volte che semplicemente ingurgitavo cibo per noia.
  • Di conseguenza mi vestivo di merda, ma nel senso che proprio non avevo nessun tipo di coscienza rispetto al mio guardaroba e alla mia fisicità, a cosa potesse oggettivamente starmi bene e cosa no; chiaramente tutti capi di infima qualità, e inoltre a causa dei lavori che facevo (pulivo la casa vomitevole di una famiglia assurda, e facevo da babysitter al bimbo di una famiglia meravigliosa) ero quasi sempre in tuta, o infagottata in mille strati di cenci a poco prezzo, sempre – sempre i soliti. Mi ricordo perfettamente il disagio che provavo ad avere la consapevolezza di non riuscire ad andare in giro in maniera decente – disagio amplificato dal fatto che dovevo quotidianamente relazionarmi con gente che mi garbava, e mi sentivo talmente cessa che mi vergognavo a condividere con loro la stessa aria.
  • Avevo un taglio di capelli a casaccio, tendenzialmente capelli corti ricresciuti in maniera random; ho fatto un tentativo di parrucchiere ma provai un terrore tale che praticamente non cambiò nulla.
  • Ero reduce da Elvis – quella roba oscena che mi venne in viso sfigurandomi e generando il terrore della signora irlandese da cui facevo le pulizie – ho una cartella sul pc che ne testimonia l’evoluzione, mi chiedo come facessi a uscire dalla mia stanza; e inutile dire che truccarmi era un’opzione assolutamente non contemplata. Neanche quel filo di mascara che magari un microscopico aiuto me lo avrebbe dato. E se capitava di farlo, magari il sabato sera, sembravo una tossica.
bea2009
Diapositiva di uno dei giorni più felici in quel di Dublino

 

Tornata in patria, a giugno, per prima cosa mi sono tagliata i capelli, ma faceva così caldo che me li toglievo dal viso tramite una fascia da freakkettona che adoravo ma che proprio da dio non mi stava. Sempre struccata. Sempre sgraziata. Quantomeno però fu un’estate stupenda, amici feste concerti mare, che mi ricaricò abbestia e mi fece cominciare l’ultima parte dell’anno con un gas che spostatevi, e difatti non vi dico che sono diventata all’improvviso un cigno, ma insomma ho cominciato a starci un attimo più dietro (un attimo eh proprio, di strada ne avevo ancora taaaaaaanta tantissima), e ciò mi ha permesso di essere quasi (quasi) decente al primo appuntamento ufficiale con quello che sarebbe stato il mio ragazzo per i successivi otto anni. Rido ancora tantissimo se penso che proprio non ho resistito a dichiaragli che aveva avuto culo a iniziare a uscire con me in quel momento, visto che non facevo cagare come fino a pochi mesi prima. Lui ovviamente rimase molto interdetto e disorientato, devo davvero rivedere la scala di priorità nello #scusamatelodovevodire.

Quindi insomma, in dieci anni non mi sono sposata, non ho figli, ho un lavoro che voglio cambiare al più presto (tra l’altro a questo punto aiutatemi grazie), vivo da sola su un eremo e rido sempre ragliando ma, grazie al cielo, ho imparato, piano piano, a prendermi cura di me stessa, dentro per il fuori e fuori per il dentro, e non essendo mai stata una cosa naturale vi assicuro che è estremamente faticoso, ma poi anche tanto, tanto appagante.

B.

3 Comments

    1. Mi confermi due cose: che questo tormentone ha smosso, per qualcuno, qualcosa di più che un semplice raffronto fra diapositive (menomale) e che mi stupisco sempre di come le esperienze si possano differenziare, e quanto poi mi piace imparare e trarre spunto da quelle altrui. Mi auguro che tu possa ricavare l’ispirazione giusta per tornare alla te che più ti piace :).
      Un abbraccio e grazie per il commento,
      B.

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