Bill Bryson te la svolta

Mi piace leggere. Tipo abbestia. E quando arrivano quei periodi in cui o non hai testa per leggere determinati libri, o dopo due pagine ti addormenti, o incappi in una sfortunata serie di libri che ti fanno rimpiangere di non stare leggendo Anna Karenina, e senti nascere dentro di te un senso di vuoto misto a spaesamento misto a senso di colpa misto a “moriremo tutti”, c’è un’unica soluzione praticabile: rompere il vetro di emergenza e leggere Bill Bryson (il fatto che sia una cosa con la B rende tutto molto più coerente).

Bill te la svolta sempre. Bill non ti deluderà mai. Bill sarà sempre lì per te, pronto a fornirti storie incredibili che si leggono come un romanzo ma che sono invece reportage  su avventure meravigliose o fatti di vita raccontati dal suo inimitabile punto di vista. E poi Bill ha una delle facce più carine e coccolose di sempre, provate a dire il contrario se avete coraggio!

In case of emergency - Copia

Ecco, potete capire perché a scrivere un post ci metto gli anni, perché devo produrre queste cose idiote che però mi fanno morire dal ridere, quindi bene così. Insomma dicevo, il caro Bill mi capitò tra le mani proprio per caso, uno di quei libri che compri in libreria perché ti piace la copertina, fondamentalmente (e gli strilli sulla quarta fanno il loro dovere: potevo resistere a un “Bryson è straordinario nel raccontare l’America e le sue idiosincrasie. Serio e beffardo allo stesso tempo”, decretato dal The Guardian? Ovviamente no). Mai però mi sarei aspettata di innamorami così tanto di questo adorabile signore, ma soprattutto di sentire la necessità di consigliarlo a chiunque. Perché secondo me lui fa proprio bene, è come indossare un paio di occhiali (tipo quelli bellissimi che mi comprai io due anni fa a una bancarella di occhiali vintage pensando di essere miope, e invece no) e osservare (e giudicare) il mondo con occhi irriverenti ma accorti, stupiti ma consapevoli. Leggere Bill Bryson è divertentissimo, mi sono ritrovata più volte a ridere da sola come un tricheco asmatico, e fa quello che avrei desiderato fare tantissimo anch’io nella vita, ovvero guardare le cose e raccontarle come ti viene spontaneo fare, con un bel lessico, approfondimenti esterni ove necessario e una buona dose di stupidaggini nel mezzo.

Quindi: no recensioni, sì leggere tutti Bill. Io ho già dato con:

  • Notizie da un grande paese (prima edizione originale 1998, edito da Guanda nel 2017 con la traduzione di Isabella C. Blum). Raccolta di suoi pezzi per il The Mail on Sunday, una cosa che mi chiuderei in casa cinque ore di fila e li rileggerei tutti da capo.
  • America perduta (prima edizione originale 1989, edito da Feltrinelli nel 1993, con la traduzione di Amedeo Poggi e Annalisa Melania Galiazzo). Qui c’è Bryson che fa un viaggione deep down into the United States, cioè la provincia sfigata che io adoro, e fa tantissima impressione leggere cose di, ok teniamoci tutti per mano mentre lo dico, trent’anni fa.
  • Una passeggiata nei boschi (prima edizione originale 1997, edito da Guanda nel 2000 con la traduzione di Giuseppe Strazzeri). Questo è l’ultimo letto, è il racconto della rocambolesca impresa che il buon Bill e il suo amico Katz hanno deciso di compiere a caso (percorrere tutto l’Appalachian Trail), così come io a volte dico sì a cose del tutto fuori della mia portata, andando avanti bella convinta e rimanendo poi impantanata nel fiume come è capitato anche loro… ma poi tranquilli, se ne esce sempre. Mi ha insegnato tantissime cose, fatto rimembrare momenti belli trascorsi nei parchi nazionali statunitensi e confermato quanto nella mia vita io abbia bisogno di ridere e degli alberi.

Se avete letto altro della sua fortunatamente vasta produzione, ditemi senza indugio il vostro preferito, perché non vedo l’ora di attraversare un nuovo momento di disagio libresco e prendere in mano un’altra perla dell’amatissimo Bryson.

B.

 

 

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